L'OPERA

L’uomo – e solo l’uomo- è cultura, è coscienza e sentimento di spazio, luogo, Tempo…
Così pensava una grande autrice(1) del nostro Novecento, che già vedeva la vita attuale correre via come un giorno unico, monotono, senza pensiero, privata di critica. Un’imbarcazione, diceva, piegata su un fianco, non guidata più da nessuno (preveggente metafora…).
Sosteneva anche che la centralità della vita umana è tutta nella sua capacità di “ammirare e soccorrere”.
Ammirare significa scoprire la bellezza attraverso la meraviglia, lo stupore, la curiosità buona di sapere e interrogarsi senza filtri o schemi che possano immiserire le nostre  richieste di senso;
soccorrere significa aprirsi alla schietta “compassione” per il mistero del dolore che ci affligge e al bisogno di opporre pietà , carità, rivendicazione di giustizia al cumulo di atrocità che la storia continua scandalosamente, impunemente a riservarci.
Ma come coltivare queste capacità, se la Terra appare tanto spesso “un luogo buio e perduto”, un “luogo di schiavi”?
Come coltivarle nell’impoverimento costante della conoscenza, nella dimenticanza , nella desolazione crescenti?
Una possibile risposta: continuando a credere che l’arte sia un valore insostituibile, l’arte – in tutte le sue forme-, e che il sapere in grado di trasformarci non si disgiunge mai dalla necessità di giustizia, solidarietà e libertà.

Pensava la grande scrittrice che oggi manchino soprattutto memoria e pietà: “La gente non ha nozione del tempo, non sa nulla del suo svanire, non stabilisce confronti con nulla”.
Si affida ad altre tirannidi, che nascondono ma non cancellano le domande cruciali sul destino che insieme costruiamo, vivendo…
Ma poi, ecco che un uomo, un altro scrittore, uno scrittore russo come Vasilij Grossman (1905-1964), che ha conosciuto tra i primi, inviato speciale delle forze di liberazione, l’allucinante tragedia dei lager, e che si è in seguito inimicato la dirigenza sovietica denunciando i crimini del regime e finendo così emarginato, quel Grossman che segnalava al mondo le mostruosità di Treblinka e l’umiliante, crudele degrado dei gulag e che non potrà pubblicare in vita i suoi capolavori, come Vita e destino o Tutto scorre, eccolo un giorno di primavera del 1955 visitare una mostra con opere provenienti dalla pinacoteca di Dresda e imbattersi in un capolavoro di Raffaello, la Madonna Sistina, e per quel capolavoro provare il senso più alto della commozione, riscoprendo quanto un’opera ammirevole riesca a interpretare e a dare luce a ciò che più abbiamo bisogno di conoscere: che cosa sia l’umano nell’uomo, in qual modo l’uomo determini il suo destino, in quale possa riscattarlo.
L’immagine accende il desiderio di una parola chiara; questa parola di chiarezza a distanza di anni motiva e sostanzia l’idea di questo récital-concerto
Il fervore di giovani studenti di una scuola che continua a sentirsi in primo luogo al servizio di una ricca formazione umana  e non vuole cedere ai marchi di fabbrica dell’utilitarismo , la loro ricerca di bellezza , il loro accordo operoso ha permesso di intrecciare musica ,parole e immagini in un mosaico di libere suggestioni, che si offrono ora al pubblico giudizio.
Il desiderio che li unisce nello stesso slancio è quello di capire come in ogni vera opera d’arte si riproponga  identico messaggio:
“La forza della vita, la forza dell’umano nell’uomo è enorme, e nemmeno la forma più potente e perfetta di violenza può soggiogarla”.

Walter Genoni

1). v. Anna Maria Ortese,  Corpo celeste, Milano, Adelphi 1997

LO SPETTACOLO

Lo spettacolo è pensato come un dialogo ritmato di sequenze ininterrotte che si compongono in unità, mentre viene letto il racconto di Grossman .
Vorremmo pregare, dunque, chi ci seguirà, se la nostra proposta sarà gradita,di esprimere solo alla fine  ci auguriamo il proprio benevolo assenso.
I rintocchi di una campana lontana e nuvole in fuga daranno l’avvio…una campana e l’eco di parole toccanti segneranno l’approdo di questo tragitto.
Ci affidiamo alla pazienza generosa dei convenuti.
Inoltriamoci ora nel nostro breve viaggio alla ricerca di che cosa sia e di quanto resti in noi dell’umano nell’uomo…